| sabato, marzo 10, 2007 lotta anche tu contro la privatizzazione dell'acqua http://www.acquabenecomune.org/index.php postato da: troutmaskreplicant | 19:24 | commenti (1) domenica, agosto 06, 2006
postato da: Kinda | 16:07 | commenti lunedì, maggio 15, 2006 su charles mingus http://www.pithecanthropuserectus.splinder.com/
http://www.giocodelmondo.splinder.com/ julio cortazar fan club http://www.giocodelmondo-rayuela.splinder.com/ postato da: troutmaskreplicant | 15:04 | commenti martedì, aprile 18, 2006 http://www.cisi.unito.it/progetti/shining/music/terza%20paginA.html musica nei film di kubrick con molti samples postato da: troutmaskreplicant | 17:43 | commenti (1) ORB
postato da: troutmaskreplicant | 14:42 | commenti chemical brothers http://www.juno.co.uk/products/129228-01.htm
http://www86.homepage.villanova.edu/seth.whidden/frchansons.htm canzoni francesi
http://www.terryriley.com/audio.htm postato da: troutmaskreplicant | 14:29 | commenti giovedì, aprile 13, 2006 Godflesh - 13 - Dead..> Godflesh - 11 - Tiny..> Godflesh - 07 - Migh..> Germs - Lexicon Devi..> Germs - Caught In My..>
Dead Kennedys - Too ..> Dead Kennedys - Cali..> postato da: troutmaskreplicant | 12:36 | commenti (2) Cause and Effect - by Cop Shoot Cop, from Ask Questions Later Crosseyed and Painless by Talking Heads, from Remain in Light 21st Century Schizoid Man - by King Crimson, from In the Court of the Crimson King
secondo scaruffi Best industrial albums of all times
(only one album per band)
postato da: troutmaskreplicant | 12:22 | commenti LISTEN: Reich, Piano Phase (1967) [first 4:00] LISTEN: Babbitt, Playing for Time (1979) LISTEN: Stockhausen, Gesang der Junglige (Song of the Youths) (1956) [first 4:00] LISTEN: Ligeti, Atmospheres (1961) LISTEN: Messiaen, Quatuor pour la fin du temps (Quartet for the End of Time), "Liturgie de cristal" (1941)
LISTEN: Copland, Rodeo, "Hoe-Down" (1942) LISTEN: Berg, Wozzeck, Act 3, Scene 3 (1923) [Text] LISTEN: Schoenberg, Pierrot Lunaire, #8 "Die Nacht" (The Night), #12 "Galgenlied" (Gallows Song), #13 "Enthauptung" (Beheading) (1912) [Text] LISTEN: Bartok, String Quartet #4, fourth movement (1928) LISTEN: Ives, Three Places in New England, "Putnam's Camp, Redding, Connecticut" (1904) LISTEN: Stravinsky, Le Sacre du Printemps (The Rite of Spring), "Danse des adolescentes" (Dance of the Adolescent Girls) (1913) postato da: troutmaskreplicant | 11:43 | commenti john hudak + stephan mathieu nuit blanche || sirr cd 0019
postato da: troutmaskreplicant | 00:38 | commenti mercoledì, aprile 05, 2006
postato da: troutmaskreplicant | 23:14 | commenti http://www.promomusic.it/default1024.htm world music
Come On Down postato da: troutmaskreplicant | 23:05 | commenti musica indiana Shafi Fakir Fozia Soomro Sarmad Sindhi Waheed Ali Runa Laila Khamiso Khan (Music) Mohd. Ibrahim Maai Bhagi Suhrab Fakir Ustad Juman Abida Parveen Barkat Ali Allan Fakir Mohd. Rafi Zareena Baloch Allah Dino Khaskheli Humera Channa
[Folk Songs by Zarina Baloch] Alghoza by Misri Khan Jamali[C o n t i n u o u s P l a y]
Biin[C o n t i n u o u s P l a y]
Abida Parveen[C o n t i n u o u s P l a y]
[C o n t i n u o u s P l a y]
[C o n t i n u o u s P l a y] Allan Fakir
Devotional songs by Mohan Bhagat[C o n t i n u o u s P l a y] Folk songs by Maaii Bhaaggii[C o n t i n u o u s P l a y] Kaafiis by Ustad Mohammad Yusuf[C o n t i n u o u s P l a y] Songs by Teji Bhojwani[C o n t i n u o u s P l a y] Ustad Manzoor[C o n t i n u o u s P l a y] Zarina Baloch sings Shaikh Ayaz[C o n t i n u o u s P l a y]
[C o n t i n u o u s P l a y] Ustad Jumman[C o n t i n u o u s P l a y] Padamshri Professor Ram Panjwani[C o n t i n u o u s P l a y] Gulshan Khemani sings Bhagat Kanwar Ram[C o n t i n u o u s P l a y] Music at Other SitesMusic India Online
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| Autore: | JON HASSELL | ||||||||
| Titolo: | Vernal Equinox | ||||||||
| Anno: | 1977 | ||||||||
| Genere: | world-music, avantgarde | ||||||||
| Etichetta: | Lovely | ||||||||
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husker du
All'inizio degli anni '80, il punk ha ormai esaurito l'originaria carica eversiva, perdendo progressivamente la sua forza d'urto. Questa fase di stallo venne superata fondamentalmente attraverso una rielaborazione di alcuni elementi caratteristici di quel genere.
Innanzitutto, i brani divennero più aggressivi, più ruvidi, e iniziarono ad essere contraddistinti da una rapidità di esecuzione a volte sconvolgente. Inoltre, sul piano puramente ideologico, fu abbandonata la cupa rassegnazione che aveva contrassegnato la fine degli anni '70, e si diede inizio ad un processo evolutivo che, partendo dall' introspezione soggettiva, cercava di approdare ad una "visione terapeutica" del reale, il tutto lungo un itinerario che possiamo definire catartico. Fu proprio allora che, per riferirsi al punk, si iniziò a parlare di "hard–core", termine preso in prestito dal linguaggio cinematografico.
L'hardcore divenne un fenomeno di massa soprattutto negli Stati Uniti, grazie all'ascesa di numerose band, alcune delle quali destinate a lasciare un segno indelebile nella storia del rock. Tra queste, senza dubbio, vanno annoverati gli Husker Du (norvegese per "Ti ricordi?").
Provenienti da Minneapolis, nello stato del Minnesota, dove si erano formati nel 1978, Bob Mould (chitarra), Grant Hart (batteria) e Greg Norton (basso) riuscirono a far diventare l'hardcore qualcosa di magico, non più unicamente rivolto alle tematiche sociali, ma finalmente capace di guardare nel fondo dell'animo umano e di cavarne linfa vitale e orgoglio prometeico. (In una intervista risalente al 1984, Hart dichiarava:"Quando si parla di "hardcore", si tende sempre a mettere l' accento sull'aspetto più violento e duro ("hard"). Non capisco come facciano tutte queste band a essere così fredde… Noi cerchiamo, invece, di concentrarci soprattutto sull'aspetto emotivo ("core")".
All' inizio, gli Husker suonavano cover dei Ramones, prima grande influenza della band, insieme con Buzzcocks, Beatles, Byrds e Hendrix.
Il debutto discografico avvenne nel gennaio del 1981 con il singolo "Statues" (che riecheggia i P.I.L. di "Metal Box"), cui fece seguito il loro primo Ep, registrato dal vivo: Land Speed Record, un'opera letteralmente devastante, suonata ad una velocità impressionante e con una violenza degna dei Black Flag. Con questo disco, i tre si guadagnarono l' appellativo di "band più veloce del pianeta".
Sotto la superficie caotica e dissennata, però, alcuni frammenti di melodia lasciavano già presagire la futura originalità della band.
Nel 1982, fu la volta del primo 33 giri, Everything Falls Apart. Questa prima prova sulla lunga distanza mostra segnali ancora più evidenti per quanto riguarda le loro vere intenzioni: scrivere orecchiabili melodie pop per poi calarle in una struttura tipicamente hardcore. Si vedano, ad esempio, brani quali la stessa title-track, "Target" o "Gravity". In verità, comunque, in questa fase i nostri stanno ancora rifinendo la loro scrittura, e i brani spesso non sono perfettamente bilanciati e ben strutturati. Più che l' aspetto melodico, infatti, prevale spesso quello rumoroso, in linea con gli stilemi dell'hardcore più canonico.
Da ricordare, inoltre, l'ottima cover di "Sunshine Superman" di Donovan.
La fase più ortodossa, per così dire, giunge a maturazione con l'Ep Metal Circus, uscito per la SST nel 1983 e da alcuni considerato il loro primo capolavoro. In effetti, è proprio in questi diciotto minuti che gli Husker Du dimostrano di non volersi ancorare a quelli che sono le leggi dell'hardcore, ma, piuttosto, di volerne scandagliare i confini e, se possibile, oltrepassarli.
I brani da ricordare sono certamente la meravigliosa "Diane" (ordinaria storia di stupro e di omicidio, scandita dal cupo incedere del basso e avvolta in un toccante delirio di chitarra), "Real World" (un hardcore martellante con qualche traccia di Stiff Little Fingers) e "Out On A Limb" (dissonante e metallica, con qualche accenno di Killing Joke).
Preme ancora sottolineare, poi, che proprio a partire da Metal Circus iniziano a delinearsi le due anime della band: quella vivace e briosa di Hart (evidente nella splendida "It's Not Funny Anymore"), e quella, di riflesso, cupa e introspettiva di Mould. Proprio di quest'ultimo c'è da registrare, inoltre, la raggiunta maturazione in fatto di stile chitarristico: il modo con cui attacca la sua "Ibanez Flying V" non è certamente ortodosso, ma fu proprio questo ad influenzare una intera generazione di chitarristi. Il suo tipico "wall of sound" atmosferico è una delle caratteristiche fondamentali della band, perfettamente bilanciato dal batterismo isterico, ma puntuale, di Hart, e dalle linee di basso mai sopra le righe di Norton.
Insomma, alla fine del 1983 tutti gli elementi base del suono Husker Du hanno ormai raggiunto un equilibrio impeccabile. Mould e Hart, i due songwriters, decidono di spartirsi democraticamente i brani. Le loro personalità così incompatibili faranno il resto, conferendo alle future prove una intensità stupefacente, frutto di due spazi artistici completamente differenti, certo, ma in fondo speculari. Sullo sfondo restava Norton, a cui pure si deve il merito di aver contribuito attivamente ad alcuni brani del primo periodo.
Da questo stato di cose, emerge una band pronta a lanciare la sfida all' underground americano. Iniziano, così, le registrazioni di quello che è a tutt'oggi il vertice massimo del punk-hardcore, e uno dei più grandi dischi rock di tutti i tempi: il doppio Zen Arcade (1984), primo album indipendente americano a superare la soglia delle 100.000 copie vendute. 23 pezzi in presa diretta per 85 ore di mixing: questo è quanto dichiarano gli stessi Husker Du nelle note di copertina. E noi non stentiamo a credergli. Tutti i brani, infatti, conservano il sapore di attimi irripetibili, la rabbia e la dolcezza di una rivelazione epocale, senza tempo. Nell'ambito dell'hardcore più eterodosso, soltanto i Minutemen riusciranno in un'impresa del genere, nell'altro straordinario doppio "Double Nickels On The Dime", uscito sempre nell' 84 e sempre su SST).
Zen Arcade è un concept sulla linea d' ombra conradiana, quella che separa l' adolescenza dalla maturità. Una sorta di Quadrophenia dell'era punk, senza averne però la ridondanza e la pomposità. A dire il vero, comunque, lungo i solchi, a poco a poco, la storia si sfalda, si arena nell'impossibilità di esprimersi compiutamente, facendo dell'album un monumento all'imperfezione, quasi che la musica superi per esuberanza tragica il senso delle liriche. Tralasciando la riuscita "logico-narrativa" del concept, allora, gli Huskers si concentrano sull'impatto emotivo e fisico di un maelstrom apocalittico, intessuto di melodia, rumore e cervello.
L'opera è introdotta dal pestare scanzonato di Hart e dal basso martellante di Norton, entrambi pronti a spianare la strada alla sfrigolante chitarra di Mould, capace di una abrasività quasi "spirituale": "Something I Learned Today", e la successiva "Broken Home, Broken Heart" (un'altra straordinaria progressione hardcore di Mould), formano un perfetto binomio di furore ed orecchiabilità. A seguire, la splendida ballata folk di "Never Talking To You Again", primo vero segnale di originalità dell'album, insieme con la sperimentazione di "Dreams Recourring" (con i nastri mandati all' incontrario) e il raga lisergico ed esuberante di "Hare Krsna".
Sul versante più propriamente hardcore, si situano "Indecision Time", "Beyond The Threshold", "Pride", quest'ultima con tanto di sedie sfasciate in studio e una violenza "estatica", quasi a simboleggiare il tentativo estremo di voler instaurare un (impossibile?) dialogo con il mondo e la sua alterità, "I'll Never Forget You" (impietoso "ultra-core" scaturito dalla penna di Mould – e, a detta dello stesso autore, uno dei suoi vertici), "The Biggest Lie" (con una abrasività impressionante e un portentoso lavoro di batteria). E' poi la volta di "What's Going On" (propulsa dalle note di un basso che chiama in causa i Sonic Youth, e lanciata in un boogie sferragliante e saturo di chitarra); e di "Masochism World" (torrenziale epicità in salsa hardcore).
La seconda parte dell'album è caratterizzata da una rabbia meno impulsiva e da una maggiore sensibilità "pop". I brani, più che perdere la loro aggressività e la loro furia, sembrano convogliarle ad un livello meno superficiale, riuscendo a dare vita a strutture all'apparenza perfettamente melodiche, ma che, invece, sono erose da un sottosuolo carico di pulsioni primordiali e, in ogni caso, mai dome. "Standing In The Sea" vive di una depressione sottile ed opprimente, il tutto immerso in uno scenario quasi allucinato, dai contorni onirici; "Somewhere" è un febbrile grido di speranza; "Pink Turns To Blue" è uno dei pezzi più magici dell'album, con il falsetto di Hart e una chitarra ronzante ed eterea; "Turn On The News", invece, è un inno in perfetto stile '77. Ad un livello più impressionistico ci sono, invece, gli interludi pianistici di "One Step At A Time" e "Monday Will Never Be The Same" (perfetti nello stemperare temporaneamente il clima esaltato ed irrequieto che contraddistingue tutto l'album), e l'incubo psichedelico di "The Tooth Fairy And The Princess".
I due grandi capolavori dell'album sono "Newest Industry" (uno straordinario jingle-jangle folk-rock che s'impregna progressivamente di rabbia e di passione) e "Whatever" (catartica e sognante magia per chitarra abrasiva, cosmica, con un basso sornione e una voce che non si dimentica). Entrambi i brani sono firmati da Bob Mould, davvero uno dei maggiori songwriter della sua generazione. Chiude l'album la psichedelia sperimentale della lunghissima (14 minuti…) "Recourring Dreams", un delirio di glissando chitarristici, corse a perdifiato, distorsioni e suoni zampillanti che si rincorrono e si oltrepassano vicendevolmente, in un clima allucinato e delirante.
A tutt'oggi, l'influenza di quest'album epocale è senza dubbio incalcolabile. Sarebbe, infatti, quasi impossibile pensare al rock americano (e non solo) degli ultimi vent'anni senza tenere in debita considerazione Zen Arcade.
Mould e Hart, con le loro personalità contrapposte, danno vita ad un febbricitante esempio di hardcore sperimentale, capace tanto degli estremi più oscuri dell'ultra-core, quanto delle melodie più trasognate e coinvolgenti della migliore tradizione pop. In mezzo, vive una terra di nessuno, un luogo dove si stemperano le due estremità, in un tumulto di rabbia, poesia, delirio e violenza purificatrice. Zen Arcade è tutto questo: un incredibile gioco di specchi contrapposti, di riverberi dell'anima, di devastanti (im)perfezioni soniche.
Alla fine dell' 84, la band pubblica l'acclamato singolo "Eight Miles High", cover di un brano dei Byrds. L'anno successivo è la volta di New Day Rising, un album, nello stesso tempo, più implacabile e più melodico di Zen Arcade. I brani risentono del sound ormai classico della band, con il basso a dettare la linea melodica e il ronzante "wall of sound" chitarristico di Mould a sfaccettare il tutto. A quest'ultimo si deve il tribalismo distorto di "New Day Rising" (aggressiva e opprimente), le dissonanze di "How To Skin A Cat" (con chitarra atonale), la vorticosa "Plans I Make" (con le sue lacerazioni chitarristiche), l'incedere marziale di "Celebrated Summer" e il grande rock'n'roll di "I Apologize". Il secondo, invece, regala il ritornello appiccicoso di "The Girl Who Live On Heaven Hill", la melodia di "Books About Ufo's", e la solenne circolarità di "Terms Of Psychic Warfare".
Qualcuno all'epoca accusò la band di essere diventata un tantino commerciale. Alle accuse rispose, in un intervista dello stesso anno, il bassista Greg Norton:"Siamo semplicemente maturati come compositori, e suoniamo meglio le nostre canzoni…".
In preda a una ispirazione tanto eccezionale quanto feconda, sempre nell'85, gli Husker Du incidono Flip Your Wig, che segna la transizione al cosiddetto "pop-core". Vanno scomparendo, infatti, le martellanti progressioni hardcore (ultimi vagiti in tal senso sono quelli di "Every Everything", "Divide And Conquer" (febbrile e strepitosa, marchiata da un reitirato riff di chitarra e da una batteria pestona) e, infine, "Games" (uno dei loro vertici assoluti).
Segno evidente del nuovo corso, in cui anche la velocità si attenua e i ritmi si fanno meno concitati, è l'anthem imponente e apocalittico di "Find Me" (con la vertiginosa spazialità della sei corde), il pop di chiara ascendenza sixties di "Green Eyes" e di "Hate Paper Doll" e le bellissime ascensioni melodiche di "Flexible Flyer" e "Private Plane". A chiudere l'album, intervengono due strumentali: "The Wit And The Wisdom" e l'orientaleggiante "Don't Know Yet".
Pur non raggiungendo le vette dei due dischi precedenti, Flip Your Wig è comunque un'opera apprezzabilissima, anello di congiunzione tra l'hardcore melodico dell'era SST e il pop-core vero e proprio che avrà piena realizzazione a partire da Candy Apple Grey, uscito nel 1986 per la Warner Bros., dopo che gli Husker Du erano stati la prima band indipendente americana a firmare un contratto con una major. Pur non perdendo la libertà artistica e la capacità di scrivere grandi canzoni, gli Husker Du iniziano a mostrare alcuni segni di stanchezza, evidenti soprattutto nell' iniziale "Crystal", un brano nettamente fuori fuoco ed incompiuto. Ad ogni modo, le gemme non mancano: "Hardly Getting Over It" (una commovente ballata acustica firmata da Mould), "Sorry Somehow", "Don't Want To Know If You Are Lonely" e "Dead Set On Destruction" (tutte scritte da Hart e tutte caratterizzate da un effervescente sapore pop).
La piena maturazione di questo nuovo sound, in cui il punk ed il pop convivono in una forma finemente cesellata, si avrà l'anno successivo, con l'altro album doppio della loro carriera, Warehouse: Songs And Stories. Il disco è una versione più asciutta e più raffinata di Zen Arcade, priva della sua sperimentazione e della sua furia iconoclasta e compressa. Quello che resta è ciò che Simon Frith definì "la migliore raccolta di musica rock bianca del decennio", un eccezionale caleidoscopio di power-pop magmatico. I brani si rincorrono vertiginosamente, delineando un affresco sonoro meraviglioso, scosso da una rabbia e da una energia che, più che increspare la superficie, restano al di sotto di essa, come un'eco lontana ma ineludibile.
Ad ogni modo, Mould ed Hart hanno ormai spinto i loro rispettivi songwriting in direzioni totalmente opposte, prefigurando lo scioglimento della band, avvenuto nel 1988. Mould è l' autore della bellissima "These Important Years", del maestoso college-pop di "Standing In The Rain", della malinconia cantautoriale di "No Reservation" (con un'indimenticabile figura di basso), della dolente "Ice Cold Ice" o dell'epica severità di "Friend, You've Got To Fall". Hart, invece, è, come sempre, responsabile dei brani più marcatamente pop, quali "She Floated Away", "Charity, Chastity, Prudence And Hope" (con il classico "chitarrismo perenne" di Mould) o della scanzonata "She's A Woman (And Now He Is A Man)".
Durante il tour successivo, venne registrato un documento live, pubblicato solo nel 1994 col titolo di The Living End, e contenente anche una cover di "Sheena Is A Punk Rocker" dei Ramones. Ma il trio è ormai giunto al capolinea. Mould e Hart proseguono la loro attività musicale separatamente e con risultati alterni. Norton scompare completamente dalle scene.
In sette anni di attività ufficiale, gli Husker Du hanno rifondato letteralmente il punk-hardcore, spingendosi titanicamente verso i suoi limiti, oltrepassandoli e trascendendoli in uno straordinario e spettacolare "genere misto", un hardcore melodico estremamente creativo e convincente. Il ricordo di questa band, e della sua irripetibile alchimia, riecheggia ancora tra i solchi dei loro otto dischi, ma sono soprattutto la devastante energia e la pienezza emotiva di Zen Arcade quelle destinate a restare indissolubilmente legate al nome degli Husker Du.
http://www.ostfold-teater.no/helanda/Husker%20du.mp3
postato da: troutmaskreplicant | 19:53 | commenti
| Autore: | GUN CLUB | ||||||||
| Titolo: | Fire Of Love | ||||||||
| Anno: | 1980 | ||||||||
| Genere: | blues-rock | ||||||||
| Etichetta: | Slash | ||||||||
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| Autore: | HASH JAR TEMPO | ||||||||
| Titolo: | Well Oiled | ||||||||
| Anno: | 1995 | ||||||||
| Genere: | psychedelic-rock | ||||||||
| Etichetta: | Drunken Fish | ||||||||
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30-second RealAudio excerpts:
Präludium und Fuge
Labiomancy
Sources in Cleveland
Hymenoptera in Amber Crybaby
Atropine
In the Cells of Walken's Corti
Gravitational Lens Opera
postato da: troutmaskreplicant | 19:43 | commenti
| mp3 • 00:07:58 sec | ||
Butthole Surfers |
http://www.dethkorps.com/bhsfan/f.../audio/casoraro |
Butthole Surfers "TV As Eyes"/"Zombie Warfare" Live at EMO's Austin 7/20/02
Real Player Video
Butthole Surfers Live I-Beam 10-23-88 + Peel Sessions & More
Butthole Surfers Live MP3's (from butthole site)
HTTP://WWW.BUTTHOLESURFERS.COM
Butthole Fan Site "The Legendary Butthole Surfers"
http://www.foetus.org/audvid/Scraping_Foetus_Off_The_Wheel_Private_War_Anything_(Viva!).mp3
Foetus Nail
Foetus, ovvero James Thirlwell, è uno dei più grandi artisti della storia del rock. Nelle sue opere maggiori, rappresentò per la musica industriale quello che anni prima Frank Zappa aveva rappresentato per l’era psichedelica: il profeta della "musica totale". Partito nel 1978 dalla natìa Australia e approdato in una Londra dai risvolti socio-politici e artistici in tutti i sensi decisivi per gli anni a venire, Foetus ebbe modo di temprare la sua personalità, spasticamente sbilanciata tra tensione autodistruttiva e impulso alla definizione di uno spazio vitale, grazie alle esperienze musicali – e non - che veniva via via facendo. Birthday Party, Coil, Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire furono solo alcuni degli artisti con i quali ebbe modo di confrontarsi. Mentre lavorava in un negozio di dischi in Oxford Street, inoltre, venne in contatto con Steven Stapleton, mente del progetto Nurse With Wound. Fu senza dubbio l’attimo in cui Foetus definì una volta per tutte la sua idea di musica industriale. Modellando, infatti, la schizofrenia punk-primitivista dei Birthday Party, l’estetica industriale fortemente espressionista dei pionieri Throbbing Gristle e una certa propensione per le soundtrack cinematografiche con l’eresia satirica e surrealista del Nurse With Wound sound, Foetus giunse alla definizione di una incredibile variante sinfonico-nichilista-ballabile della musica industriale, candidandosi fin dall’esordio su 45 giri di "OKFM/Spite Your Face" (1981) come uno dei massimi musicisti della sua epoca. Attraverso 33 giri come "Deaf" (1981) e "Ache" (1982), ebbe poi modo di sviluppare sempre in modo più professionale e originale quella sua intuizione, lavorando, contemporaneamente, sulle tecniche di registrazione. Così, "Hole" (1984) risultò essere il suo primo capolavoro, forte di brani eccezionali come "I’ll Meet You In Poland, Baby", "Cold Day In Hell" e "Hot Horse". Ma se "Hole" mostrava, tutto sommato, ancora qualche leggerissima indecisione compositiva, "Nail" (1985) rivelò integra e senza sbavature tutta la sua statura artistica.
Partendo dal presupposto che "le due emozioni umane più distruttive sono la paura e il senso di colpa", Foetus orchestra un vero e proprio concept sulla liberazione, capace anche di appropriarsi, in maniera "immonda" e letteralmente "malvagia", di alcuni capisaldi dell’avanguardia del Novecento (Stockhausen e Varèse per la tecnica del collage; Pierre Schaeffer per la manipolazione di elementi "concreti"), il tutto senza mai dimenticare una delle sue grandi passioni: Richard Wagner. Tanto che proprio da quest’ultimo sembra provenire la magniloquenza di "Theme From Pigdome Come", sublime overture che instaura immediatamente un clima di terrore psichico. "The Throne Of Agony" è punk-a-billy deforme e mutante, percussivo e in solenne ascesa verso un miraggio di vaudeville grandguignolesco e una progressione che è quasi synth-pop all’ennesima potenza, che muta tanto impercettibilmente quanto rapidamente in un twist ipercinetico, prima di liberarsi nell’urlo finale ("Aaaaa-gooooo-nyyyyy!") e schiantarsi nell’esplosione di "!". "Pigswill" è uno dei brani più spericolati e "difficili" della sua carriera. Disquisizioni bavose e bestiali, rumori metallici assortiti e "swinganti" e geyser di chitarra trattata contribuiscono a creare uno scenario costellato di svariate rovine musicali, assemblate superbamente in un gioco di incastri che viene a trovare la sua redenzione solo nell’ultimo minuto, quando, ormai sull’orlo del collasso, sia Foetus che la sua mostruosa creatura sonora si lanciano in un esagitato galoppo di art-punk, con tanto di mini-apoteosi wagneriana (a 5’32") e carica agit-prop "radicale" nel finale ("Destroy… Destroy…").
La lenta evoluzione simil-circolare di "Descent Into The Inferno" acuisce ulteriormente la carica percussiva. Il brano si presenta come un frenetico e laborioso processo di accumulazione, capace di sfoderare una carica dinamitarda tanto solenne quanto degradata e "degradante" dal punto di vista emotivo e sonoro. Dal canto suo, "Enter The Exterminator" gioca la carta del thriller gotico: recitazione "strozzata", i soliti rumori sparsi sulla tela a dare vita a un paesaggio crepuscolare e finanche "sinistro", rintocchi sordi di campana, stridere di nodi scorsoi, contrappunti sinfonici. Nelle mani di Foetus, il funk-jazz di "DI-1-9026", assume la solita effervescenza adrenalinica: creatura sfregiata da poliritmi che emergono da tutte le direzioni, staccato vertiginosi, swing ipercinetici, progressioni di synth-pop "compresso", tumulti tribaloidi, trombe "free" e tapis-roulant orchestrali. Con "The Overture From Pigdome Come" si torna dalle parti del sinfonismo monolitico e tragico di Wagner. Lo straordinario crescendo consegna il disco al rumorismo espressionista di "Private War", che sta a metà strada tra gli Einsturzende Neubauten di "Kollaps" e i Pere Ubu di "Sentimental Journey" (su "The Modern Dance"). Senza soluzione di continuità, si scivola nell’apocalisse psichica di "Anything (Viva!)", capolavoro assoluto del disco. La prima parte completa il paesaggio isterico del brano precedente, tirando la volata atomica della seconda (riff heavy-metal e batterismo "ferroviario"), in cui Foetus sfoga tutta la sua rabbia, in un tenebroso scenario di esaltazione titanica. L’ultima parte, industrial-orchestrale "definitiva", chiarisce che lo scopo della liberazione di cui si parlava su innanzi è nient’altro che poter fare "any goddamn thing I want".
La sensazione finale, dinanzi a tanta prodigiosa creatività, è che Foetus abbia creato uno dei linguaggi musicali più potenti dell’intera musica rock. Le sue non sono più composizioni. Sono vere e proprie orge, sadicamente orchestrate per distruggere certezze.
"Repeater"
Fugazi
Track available:
Repeater (3 minutes, 1 second)
Stereo MPEG (4.3MB)
Fugazi sono un gruppo post-hardcore formatosi nel 1987 a Washington (DC) tanto sconosciuto al grande pubblico (i suoi album più venduti vanno nell'ordine di poche centinaia di migliaia di copie nel mondo) quanto talora eccessivamente valutato da parte della critica. La loro musica è risultante dalla somma dell'hardcore da strada dei Minor Threat, del jazz-core dei Minutemen e dello slo-core degli Slint, andando oltre all'addizione delle proprie parti grazie a una straordinaria capacità esecutiva, compositiva e riflessiva.
I Fugazi sono il gruppo del cantante, chitarrista e proprietario della label Dischord, Ian Mackaye (Washington, 1962), che dopo aver formato e sciolto Minor Threat (1980-83), Embrace (1985-86) ed Egg Hunt (1986) approda così alla sua via definitiva al post-hardcore. Post-hardcore che non nasce certo nel 1987 (bisogna risalire a cinque anni prima e a gruppi come Minutemen, Fear e Mission Of Burma), via che non è certo l'unica (si affianca a jazz-core, noise-core, crossover, metal-core, pop-core, songwriter-core, industrial-core ecc.), ma opera che risulta significativa per la storia del rock, in quanto da una parte istituzionalizza l'emo-core (ossia quella via al post-hardcore oggi così di moda che consiste in un'intellettualizzazione, sofisticazione, complicazione e interiorizzazione o soggettivizzazione dell'hardcore all'insegna di una cultura e di un'arte indie-noise che significa infiacchimento di potenza e velocità hardcore col conseguente allungamento del brano-medio hardcore, che passa dalla media di un minuto a quella di tre), dall'altra concepisce questo non solo come un modo per il post-hardcore, ma anche e soprattutto un modo per il post-rock (così si chiama quell'ultima arte rock che consiste non più nel fare canzoni, ma nell'eseguire freddamente e spietatamente spartiti di canzoni, ora dilatandone ora costipandone i ritmi all'insegna di un'apatia e alienazione totali e impotenti, anti-melodiche e cerebrali, vissute e adolescenziali, introverse e tumorali, ma non suicide o ribelli bensì conservatrici e sopportatrici).
Dopo aver ispirato, propiziato e sostenuto con la propria produzione e label la formazione di uno dei primi gruppi emo-core della storia, i Rites Of Spring (1986), Mackaye soffocò il progetto e ne fece passare il batterista (Brendan Canty) e il cantante/chitarrista (Guy Picciotto: Washington, 1965) nei Fugazi (al basso Joe Lally).
La musica dei Fugazi non è hardcore, ora perché è troppo celebrale (Minutemen) ora perché è troppo minimalista (Slint). Essa si pone a un livello di trascendenza del reale tramite l'assunzione introspettiva delle sue forme e contenuti in una riflessione abiuratrice, ma inoffensiva (così asociale), che sortisce l'effetto di ridurre all'astratto, primitivo o impersonale, le temperie metropolitane così intimamente sofferte. Esegue questa musica un ensemble cameristico che per tecnica non ha chi lo superi nella storia del rock (v'è ovviamente chi ne raggiunga il livello) e che costituisce, esso ultimo verace rappresentante, la quintessenza del rock, non discostandosi per lo più dai tre strumenti tre e non indulgendo in alcun effetto che non sia, così com'è, riproducibile fuori dallo studio di registrazione. Mackaye con la sua voce teppistica, hardcore, violenta e roca; Picciotto col suo falsetto impube e immateriale, alternandosi, elevano la musica che suonano a vertici formali assoluti, ora contrapponendosi con espressione a una musica inespressiva ora viceversa. I cantanti stanno tra di loro come la sezione ritmica sta alle chitarre: la prima impeccabile e sublimamente imperturbabile, le seconde in perenne fremito: con un effetto complessivo, però, che pare attribuire (ed è lezione, attraverso Albini, dei Naked Raygun: ma più in generale dell'hardcore, anti-riff per eccellenza, tutto) le sparute melodie che si trovano in questa musica più alla prima che alla seconda.
Come gli Slint, i Fugazi fanno post-rock perché sono gli ultimi a fare rock: e ultimi perché, dopo che raggiunsero la massima gamma espressiva chitarra, batteria e basso, con Slint e Fugazi tali strumenti denudano la propria invalicabile e oggettiva essenza, ribadire la quale (da qui la morte del rock nel 1991) risulta inautentico e inutile.
I Fugazi operano in questo senso dal 1987 al 1991, quindi non hanno fatto che ritorcere i concetti appresi all'insegna di una vena che è arida costitutivamente (dopo il post-rock non può esserci ancora rock; dopo il nulla non può darsi un tutto) e non per imperizia: dimostrano anche loro così come nessun gruppo rock, in quanto tale, possa artisticamente interessare oltre il primo, secondo, terzo album ad ammettere le dovute variazioni sul tema.
I Jesus Lizard (Chicago, 1987-1999) sono sotto ogni rispetto dei Fugazi dediti al nero anziché all'incolore.
L'influenza dei Jesus Lizard e dei Fugazi sarà enorme su tutto il rock degli anni 90, non solo a livello di singole referenze ma anche di sound generale (in Italia,i Marlene Kuntz, nel loro piccolo, sono debitori loro). Minutemen e Slint, che hanno reso possibili i Fugazi, appaiono però, e per questo, più importanti.
Nella sua lunga carriera di produttore e discografico Mackaye di occuperà di: Government Issue ('83), Faith/Void ('85), Dag Nasty ('86), 7 seconds ('87), Rollins Band ('88),The Nation of Ulysses ('91), Soul Side ('90), Lungfish ('94); Guy Picciotto dei Blonde Redhead ('98, '00, '00, '02).
Singolare può apparire notare come i quattro Fugazi costituiscano a rigor di termini una tra le più longeve formazioni della storia del rock: stanno insieme da 17 anni. A quanto mi risulta, solo Queen, U2 e R.E.M hanno mantenuto la medesima, precisa formazione per più tempo: rispettivamente 20, 24 e 22 anni.
Come gran parte del post-hardcore e come tutto il rock d'avanguardia, i Fugazi non fanno, propriamente "canzoni": non solo perché i loro pezzi ignorano la "forma canzone", ma anche perché sconfessano sistematicamente le singole parti di questa (dalla melodia, al canto, all'accompagnamento, alla strofa, al ritornello). Dei Fugazi non vi sono canzoni "belle" e canzoni "brutte", perché non vi sono canzoni. Lungi ciò da essere un alibi per eludere la critica del giudizio (rischio che corre chiunque si ponga al di fuori della "forma canzone" e che porta a ritenere l'"album" come un continuum inopinabile), è da ritenersi invece come uno spostamento di baricentro verso un giudizio che deve interessare non più categorie estetiche o formali, ma matematiche o sostanziali: le categorie che si occupano della quantità di innovazioni tecniche e compositive di ogni singolo brano e non della loro qualità o bellezza. Forma cioè nei Fugazi diviene quella quantità, quel numero che si trascende, quale disumano che interpreta l'umano. La loro non è arte del brutto (trash) ma arte fine a se stessa (in questo mostruosa e da qui la sua apatia) il cui messaggio ultimo è che al di là di tale dimensione altro, di valore, non si dia.
Ogni lavoro dei Fugazi è pubblicato dalla Discharge di Mackaye.
Fugazi EP, 1988. Sette brani, 23 minuti. Produttore: John Loder (già produttore di Crass, Jesus and Mary Chain, Rudimentary Peni, Subhumans).
Il capolavoro è "Waiting Room" (2:54), un sabba jazz-core conteso tra il ringhio costipante di Mackaye e l'eco smaterializzante in coro di Picciotto. "Bulldog Front" (2:53) è un elegante salmo della dannazione, che la voce di Picciotto (a cui risponde una sezione ritmica splendidamente impietosa) fa candido di giovinezza (eternità).
"Bad Mouth" (2:36) condanna alla raffinatezza anche il mediocre rap-core dei Red Hot Chili Peppers stendendo un tappeto che giunge sino al crossover dei Faith No More (in talune dinamiche anticipandolo). Tra rallentamenti e ripartenze il sound sempre nitido e ineffabilmente concreto. "Burning" (2:39) impone una sorta di ABC Pere Ubu con un Picciotto particolarmente debitore dell'estetico edonismo di David Thomas. Finale in stile Sonic Youth.
"Give Me the Cure" (2:59) vede un Picciotto che ridente piange sopra quello spietato bambino rappresentato dal glaciale (in tutto il suo rilievo) tappeto sonoro. "Suggestion" (4:44) disarticola e anatomizza un'ascendenza hardcore tutta Minor Threath e lancia Mackaye a sublimare nella ripetizione sofferente, rabbiosa, scorata (ma sempre calcolatamente) del titolo. "Glue Man" (4:21) mostra come tutto quello dei Fugazi non sia un rock della ricerca o del soggetto, ma della perfezione formale e dell'oggetto: l'estremo come il flebile, il metal (Soundgarden, Prong) come l'indie (Pixies) vengono collocati su un museo e contemplati, ridotti all'inoffensivo, dominati, pienamente compresi e, dopo questo vaccino razionale, riproposti agli ascoltatori. Opera tra le più innovative del rock, eternamente attuale, questo Ep merita un voto 8/10.
Margin Walker, Ep, 1989. Sei brani, 17 minuti. Produttore: John Loder. Il capolavoro è "Margin Walker" (2:30), un hardcore (devastato da inserzioni ritmiche garage e jazz), urlato da Picciotto (normalmente è questo compito di Mackaye) con una potenza che non è cattiveria ma sfera di bellezza infantile. "And the Same" (3:27) è una cantilena tra singulti hardcore e una processione scheletricamente garage-rock. I Fugazi paiono dei veristi di uno status che rappresentano, ma non commentano. "Burning Too" (2:41) è un richiamarsi di voci (già Rage Against The Machine) frammezzato da turbini chitarristici in ciclo. Svariati anni in anticipo sui tempi. "Provisional" (2:17) riporta in auge i Gang Of Four col loro minimalistico e possente garage, diluendolo con stati ostetrici di borotalco, per la voce di Picciotto e la clinica sezione ritmica. "Lockdown" (2:10) è ancora un magistrale (canto di Picciotto) sproloquio che pare non dire niente, perché non si riesce a definire e che invece, proprio per questo, dice tutto. "Promises" (4:03) è una ballata d'avanguardia che con gran classe si inietta di urla hardcore e nenie sempre in bilico tra canto e rap: nella seconda metà di dilata ulteriormente per chiudersi in una progressione hard-garage.
Three Songs Ep, 1990. Tre brani, 7 minuti.
"Song #1" (2:54) è strumentalmente quasi un omaggio ai Rolling Stones di "Stray Cat Blues", mentre per la voce è un eccesso hardcore coralmente tra la cantilena e la botta e risposta. "Joe #1" (3:01) è uno strumentale cadenzato con incedere thriller, dove domina il basso in una delle sezioni ritmiche tra le più rivoluzionarie di sempre (dopo, per ovviamente diversi motivi, quelle di Rolling Stones, Who e Motorhead). "Break In" (1:32) è un veloce hardcore ridotto un cencio ora dai vari rallentamenti ora da una voce (in molte voci e forme) che lo umilia ed inchioda al muro.
Repeater, Lp, 1990. Undici brani, 35 minuti. I capolavori sono: "Turnover" (4:16), dove i Fugazi sublimano addirittura in una melodia (scoratissima) ogni loro accento, dialetticamente educato (in un'educazione che differenzia questo da ogni altro gruppo): rap, garage, hardcore, progressive-core; "Greed" (1:47), in cui a forza di singhiozzi e cambiamenti di tempo pare che si perda tutti l'orizzonte tranne chi suona; "Styrofoam" (2:34), con innumerevoli vortici di chitarre (Mission Of Burma), il tempo ben saldo sulla batteria, gli assoli di basso a introdurre la dimensione extraterrestre di turno, e parallelamente lo sgolato di Mackaye.
"Repeater" (3:01) passa i Faith No More a mezzo Sonic Youth; nella sua compostezza brano originalissimo e come tutti gli altri impressionantemente arrangiato (fino a dare l'impressione dell'improvvisazione). "Brendan #1" (2:32): chitarre Sonic Youth, sezione ritmica (talora il neo dei Sonic Youth) tribale, accordi Slint. "Merchandise" (2:59) è un'altra danza moderna (e con questo i Fugazi si dicano i Pere Ubu degli anni 90), che gioca con l'hard-rock per sminuzzarlo, ora in una sua rappresentazione oggettivata ora in un candore tutto infantile.
"Blueprint" (3:52) una power-ballad noise debitrice di tutti e di nessuno, vivendo così di luce propria. Sistematico l'incrociarsi degli strumenti, che ora suonano da soli senza fare assoli (qui sta l'arte), ora si sovrappongono (e accennano qualche assolo proprio quando non dovrebbero). La sezione ritmica si sobbarca poi ogni fuga e ogni assurdo riducendoli e soffocandoli (dopo averli sapientemente, come il gatto col topo, stuzzicati). "Sieve-Fisted Find" (3:24) mette da parte ogni cuore che non sia anatomico per poi, con il cuore non-anatomico, piangere di questa situazione; da qui l'atmosfera febbricitante. "Two Beats Off" (3:28) con chitarre che zampano, una batteria che fa il suo inerme corso, un basso metal, un Picciotto che prova il canto armonico e un finale disgustato. "Reprovisional" (2:17) è il prototipo del brano-medio Fugazi avvenire, è il prototipo della danza moderna degli anni 90: tra incensi indie, un ritmo tirato ed essenziale, rigurgiti noise sapientemente calcolati. "Shut the Door" (4:49) paga il suo debito agli Slint: accordi glaciali (con chitarre archeggianti e sezione ritmica goccia a goccia), perché vogliono dire la verità e in piagnisteo per questa verità: Mackaye pare voler prescindere da ciò e scagliarsi alla Rollins urlo su urlo. Un album da 8/10.
postato da: troutmaskreplicant | 19:30 | commenti
See also our collection of streaming audio interviews with Don Van Vliet.alias captain beefheart
1968. This is ten minutes of Frank Zappa at his very best, highly recommended. I've included it here partly because it is so good, but also due to the high quota of Beefheart collaborators featured in it. Sound and picture quality are tops.
John Peel "Top Gear" Sessions - complete audio files for two separate Peel sessions, long-since wiped by the BBC.
Magic Foot Dances - video 5,429K. A bizarre oddity featuring nothing other than the Magic Band's feet (I kid you not) recorded at the same time as their 'Detroit Tubeworks' late 1970/early 1971 television appearance (see the enchanced CD with Grow Fins). The original sequence was silent, however I have dubbed a bit of "Hair Pie" over the top for your added enjoyment.
Lick My Decals Off Baby Banned Advertisment - video 3,791K. A classic, unmissable Beefheart clip.
The Spotlight Kid Advertisment - video 929K. Virtually identical to the above.
I'm Gonna Booglarize Ya Baby - video 5,584K. Recorded live for German TV's Beat Club in 1972. A superb performance, made unmissable for the Captain's bizarre appearance. Sound and picture quality are tops, guaranteed to be givin' you the willies.
Big Eyed Beans From Venus - video 4,022K. Appeared on the Old Grey Whistle Test in 1973 - the music is merely dubbed over the top of an impressive live sequence featuring a cloaked Beefheart stalking the stage at The Rainbow. Sound and picture quality are good, though it is a shame that the original audio from the performance hasn't survived.
This Is The Day - video 4,131K. From the Old Grey Whistle Test in 1974, featuring the Tragic Band. Don't download it if you don't want to - like the soppy old goat that I am I happen to love this song.
Eye Witness Documentary - video 7,549K. From 1980.
Saturday Night Live - video and audio 22nd November 1980 - a classic performance!
Ice Cream For Crow - video 5,541K. The official, award winning video from 1982 directed by Daniel Perle. Picture and sound quality are excellent.
David Letterman Interview 1982 - video 9,561K. Unmissable, excellent quality sound though the picture is quite jerky and stuttery. Don't let that put you off.
David Letterman Interview 1983 - video 10,819K. Unmissable, excellent quality.

postato da: troutmaskreplicant | 18:44 | commenti
Faust |
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2005 (DVD) Faust Authentic Life |
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2005 (boxset) Faust Metz Box |
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2005 (DVD) Faust / Zappi Diermaier Impressions |
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2003 (boxset) Faust Abzu |
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2002 (CDLP) Faust Patchwork 1971-2002 |
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2002 (CDLP) Faust Freispiel |
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2001 (single) Faust Wir Brauchen Dich |
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2000 (CDLP) Faust Faust / So Far |
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2000 (CDLP) Faust Live at The Garage |
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2000 (CDLP) Faust The Land of Ukko and Rauni |
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2000 (boxset) Faust Faust: The Wümme Years |
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1999 (CDLP) Faust Ravvivando |
| 1998 (video) Faust Faust in Japan |
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1997 (video) Faust Hurricane |
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1997 (CDLP) Faust Live in Edinburgh |
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1997 (CD) Faust Faust Wakes Nosferatu (CD) |
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1997 (LP) Faust Faust Wakes Nosferatu (LP) |
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1997 (single) Faust Trafics |
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1997 (CDLP) Faust you know faUSt |
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1996 (single) Faust BBC Sessions |
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1996 (CDLP) Faust Untitled |
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1994 (CDLP) Faust Rien |
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1992 (CDLP) Faust The Faust Concerts 2 |
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1990 (single) Faust Chemical Imbalance |
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1990 (CDLP) Faust The Faust Concerts 1 |
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1989 (CDLP) Faust The Last LP |
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1986 (CDLP) Faust Return of a Legend: Munic and Elsewhere |
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1979 (CDLP) Faust 71 Minutes Of.... |
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1979 (single) Faust Faust Party Extracts 2/4 |
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1979 (single) Faust Faust Party Extracts 1/6 |
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1975 (CDLP) Faust Faust 5 |
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1974 (CDLP) Faust Faust IV |
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1973 (CDLP) Faust The Faust Tapes |
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1972 (CDLP) Faust So Far |
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1972 (single) Faust So Far (single) |
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1971 (CDLP) Faust Clear |
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| It's A Rainy Day (Sunshine Girl) | 7.21 | ||
| from | Faust / So Far / So Far / Faust: The Wümme Years | ||
from faust IV
Tracks |
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| Krautrock | 11.45 | ||
| (aka A 70's Event, A 70's Event (edit), Kraut Rock) | |||
| The Sad Skinhead | 2.33 | ||
| (aka The Sad Skin, Sad Skin Two) | |||
| Jennifer ** | 7.09 | ||
| * | Just a Second (Starts Like That) | 3.35 | |
| Picnic On A Frozen River (Deuxieme Tableaux) ** | 7.53 | ||
| (aka Party 1, Giggy Smile) | |||
| Combines versions of "Giggy Smile" and "Picnic on a Frozen River" | |||
| * | Lauft... Heisst Das es Lauft Oder es Kommt Bald... Lauft ** | 3.35 | |
| (aka Psalter, Psalter (slow), 13/8, Psalter (5 May 1994)) | |||
| Run | 3.37 | ||
| * | It's a Bit Of a Pain ** | 3.08 | |
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postato da: troutmaskreplicant | 18:37 | commenti
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| Krautrock | 11.45 | ||
| from | Faust IV | ||
| A 70's Event | 11.49 | ||
| from | Untitled | ||
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| Jennifer | 7.09 | ||
| from | Faust IV / Progressive Rock | ||
Contesi fra una psichedelia post-nucleare e una musique concrete psico-ambientale, i Faust inventarono uno dei linguaggi piu` potenti, tragici ed eccentrici della storia della musica moderna.
Noti per le confezioni spartane dei loro dischi e per l'assoluta modestia dei componenti, di cui a malapena si conoscevano i nomi (e non si videro per anni le facce), i Faust furono in un certo senso il primo "lo-fi" group. Totalmente avulsi dai circuiti commerciali, la loro carriera sara` effimera e tutta in sordina. Musicalmente l'ensemble esasperava l'estetica del cupo, del brutto, della paura, del caos, dell'irrazionale, fondendo espressionismo, surrealismo, teatro dell'assurdo, cabaret di Brecht/Weill, mito del superuomo, melodramma wagneriano, musica concreta e pittura astratta in un sistema formale tanto grottesco quanto metafisico. Influenzati dai collage di Frank Zappa, questi vampiri teutonici dispensavano lapilli di angoscia sotto forma di suono volutamente fastidioso, turpe e sconnesso. Demenziali, satanici, paranoici, acidi e violenti, i loro brani costituiscono una sequela di boutade sonore e di freddure ermetiche. La loro opera era una messa nera degenerata in happening. Ma dietro le apparenze si celava una struggente poesia della condizione umana, una delle piu` liriche dell'intera storia del rock. Le loro visioni infernali costituiscono il testamento piu` nobile del progressive-rock.
Nel 1969 Werner "Zappi" Diermaier (batteria), Hans Joachim Irmler (tastiere) and Arnold Meifert (percussioni) suonavano nel Campylognatus Citelli.Ad Amburgo si agganciarono con tre musicisti provenienti dal Nukleus:Jean Herve` Peron (basso), Rudolf Sosna (chitarra) and Gunter Wuesthoff (sassofono).I sei divennero i Faust e,aiutati dal giornalista Uwe Nettelbeck,costruirono il loro studio nelle vicinanze del villaggio di Wuemme.
Il primo album, Faust (Polydor, 1971) contiene tre lunghe digressioni all'insegna del collage dadaista e della musica concreta, facendo un uso molto libero di "found sounds". Why Don't You Eat Carrots comincia con un fischio radioattivo lancinante da cui trapelano due accordi di Satisfaction dei Rolling Stones e due di All You Need Is Love dei Beatles; poi il flusso libero di gag prosegue con una cadenza cabarettistica di piano, una fanfara "Zappiana" che insiste sulla stessa frase, distorsioni vocali alla Stockhausen, una jam di jazz-rock triturata da martelli pneumatici, da sibili cosmici, da tonfi di pressa, e sovrastata da un coro goliardico. Tutto sfuma nel nulla: un vento cosmico porta echi e frammenti delle fasi precedenti e brani di conversazione, oltre a spaventose folate di radiazioni.
L'ouverture di Meadow Meal e` un fitto caos di manipolazioni elettroniche, di percussioni, di rumori "concreti", di strumenti stonati. Tutt'altro che dadaista, questa musica da camera dissonante prepara il terreno per un conciliabolo drammatico di voci. Poi la musica si lancia in una incalzante fuga di blues-rock chitarristico alla Grateful Dead. Il brano, tanto grottesco quanto disperato, e` coronato da un organo da chiesa, che libra nel silenzio improvviso una preghiera ubriaca ma commovente.
Il significato di queste piece dell'assurdo e` criptico, ma non impossibile. I Faust alternano e fanno coesistere l'amatorialita` piu` bambinesca e la profondita` dei filosofi. Quella dei Faust e` una musica da camera tanto degradata da non avere piu` un'identita`, ma riesce a comunicare un messaggio perche' dal caos emerge un "segno" che rende quasi razionale tutto cio` che l'ha preceduto. La tecnica dell'eccesso serve in realta` a preparare l'ascoltatore per le sferzate emotive che arrivano improvvise.
Come dimostra il loro capolavoro, Miss Fortune, la loro fantasia piu` spericolata. Il brano si apre con un crescendo tempestoso di tipico tribalismo "nero" teutonico (ritmo "motorik" di batteria e distorsioni violente), dal quale scaturisce un duetto surreale fra una selvaggia chitarra jazz-rock e uno strimpello acustico di flamenco psichedelico. La baraonda piomba d'acchito in un silenzio spettrale finche' un tenore ubriaco intona una cantilena da muezzin, accompagnato soltanto da un filo maligno di sintetizzatore e da una cadenza zoppicante di piano, con la batteria che prende velocita` a passo di valzer. Dopo pochi secondi si scatena un travolgente uragano supersonico diretto verso gli spazi cosmici, e, quando gli spasimi si placano, rimane soltanto un canto da manicomio (moltiplicato dai mille echi della cella), sulle stesse tonalita` ubriaco-etniche, scandito da orrendi stacchetti di pianoforte da music-hall; cigolii a tutto volume, registrazioni di voci lanciate a velocita` pazzesche e intersecate dal nastro stridente di un pezzo d'organo. Il finale e` tenero, magico e delirante: sugli accordi impercettibili di una chitarra due voci raccontano una fiaba medievale dicendo una parola a testa, e un verso riassume l'intera filosofia del complesso: "Are we supposed to be or not to be?". I Faust erano riusciti a fondere il grottesco, il quotidiano e il trascendente in una colossale contraddizione, in un catastrofico squilibrio, che riusciva pero` a rendere la condizione umana in maniera piu` accurata di un discorso razionale.
La sensazione e` di solitudine, di impotenza, di disperazione. I cicloni del destino incombono minacciosi sull'esile, sparuta, esistenza umana. L'umanita` che trapela (a brandelli) da questo annuncio sconvolgente di apocalisse e` fisica (gli accenni etnici) e mentale (tutta la paranoia dell'uomo moderno), condannata inesorabilmente a sgretolarsi contro gli impervi baluardi della storia. I Faust, Goethiani e Wagneriani, innalzano un solenne canto alla sconfitta universale, nella quale si sublima la titanica avventura umana.
Gli umani che, dinanzi allo spettacolo immane dell'universo, si domandano dubbiosi e spauriti "Are we supposed to be or not to be?" costituiscono la visione piu` commovente tramandata dal rock tedesco. I versi finali "...and at the end realize that/ nobody knows/ if it really happened" battono qualsiasi lirica Bob Dylan o Nick Cave abbiano mai scritto. Questa e` semplicemente grande Poesia.
So Far (1972), strutturato a canzoni invece che a free-form jam, attenua l'impeto esplosivo del primo capolavoro, pur confermando la grinta dissacratoria del quintetto. L'album si salva grazie alla paranoia ossessiva di It's A Rainy Day, alla fantasia Zappiana di I've Got My TV, al sabba elettronico di Mamie Is Blue, ma troppe canzoni sono ambiguamente semplicemente banali o chiaramente derivative.
Il terzo album, Tapes (virgin, 1973), viene presentato come una raccolta di (26) inediti, ma in realta` e stato composto e registrato a Oxford (quindi non cosi` "casuale" come la leggenda vorrebbe). La natura disorganica della raccolta e` semplicemente la natura dei Faust. Questi "nastri", in realta`, testimoniano la creativita` dell'ensemble nella fase matura.
Quindici secondi di piano dissonante e pochi secondi di caos portano(al minuto 1:20) a una serena fiaba Syd Barrett-eniana.Tre minuti dopo la canzone torna con lo stile chitarristico romantico.Al minuto 5:20 un'orgia "tibetana" di voci ronzanti e percussioni primitive portano al vaudeville Gong-hiano,il quale,alternativamente collassa in una jam guidata al sassofono.Il ritornello della canzone ritorna,ripetendosi oltre e oltre ancora per parecchi minuti .Al minuto 14:25 un po' di musica concrete alla Pink Floyd di Alan's Psychedelica Breakfast porta nell'ipnotica fanfara/marcia della cacofonica musica proto-industrial.Dissonanze orchestrali,che si collegano all'inizio,e la distorta musica registrata si protraggono,per pochi minuti di caos assoluto.Al 23:30 un clarinetto e un sassofono abbaiono rabbiosi alla luna accompagnati da una linea di basso jazzy.Dopo alcuni minuti di suoni casuali al 35:10 appare una nuova canzone .L'album finisce con due minuti recitati in francese assieme a una chitarra acustica:ancora una volta, i Faust danno del significato al caos precedente "pausando" e riflettendo un tono malinconico.Nell'era del Tabular Bells di Mike Oldfield questo era effettivamente un"hit"di progressive rock(50000 copie vendute in un anno).
Nel frattempo, pero`, i Faust stanno morendo di inedia, sostenuti soltanto dall'avanguardia sperimentale. Esce anche una sua collaborazione con il violinista Tony Conrad, Outside The Dream Syndicate (Caroline, 1973 - Table of the Elements, 1996). L'album contiene due lunghe tracce,ognuna di venti minuti:From the Side of Man and Womankind e From the Side of the Machine.La riedizione aggiunge From the Side of Woman and Mankind,la quale e' pressoche' identica alla prima traccia.
Alla fine, prima dello scioglimento, giunge il quarto album, IV (Virgin, 1973), molto piu` calmo e musicale, in certi momenti vicino a Barrett e al folk, ma ancora infestato da rumori elettronici. Il pezzo forte e` Krautrock, la suite iniziale: da un rumore cupo e ritmato (un orrendo derivato del raga psichedelico dei Velvet Underground) si levano miasmi sempre piu` letali e terribili. Presa nelle convulsioni di un'agonia incalzante, la mente esplode un'orgia immanente, il trip lisergico piu` sterminato di tutti i tempi, un condensato di terremoti psichici che ha come unico possibile referente le origini stesse del cosmo. Se gli Induisti tentavano di fondere la propria mente con Brahman, i Faust tentano di fonderla con l'immane big bang. Il loro rock e` la versione infernale della kosmische musik: non celestiale calma, ma immane spaventoso gorgo di magmi galattici che freneticamente consumano energia termonucleare annientando anni-luce di materia.
Il punto piu` basso della depressione Faustiana viene toccato in Jennifer, tenue ballata sottovoce nei vortici di una suspense metafisica. Lauft parte come una parodia dei chansonnier parigini ma diventa un pezzo di ambient music (cinque anni prima che Eno l'inventasse).
Just A Second si apre con uno dei loro riff piu` incalzanti, ma dura soltanto un minuto, prima di sfumare in un glitch mandato in loop e nella sonata esagitata per pianoforte scordato di Picnic On A Frozen River.
L'album sa cogliere anche nel segno della musica da circo, con il music-hall futurista alla Gong di Giggy Smile, anche se questo brano esuberante (che a un certo punto sfodera un riff degno dei ZZ Top e un tema circense alla Frank Zappa) sembra un po' fuori luogo in mezzo a tanto cimitero emotivo.
Frank Zappa e` in effetti l'unico musicista a cui si puo` ricondurre questa operazione. I "frammenti" continuano idealmente l'opera di demistificazione dei generi iniziata su We're Only In It For The Money e le bande marcianti sembrano appendici semiserie a Uncle Meat.
Ogni album dei Faust fa sostanzialmente storia a se`.
I Faust si sciolsero, lasciandosi alle spalle almeno due capolavori da culto (il primo e il quarto album) e la leggenda di gruppo forse piu` misconosciuto del rock. Per ironia della sorte, invece, l'unico album a ottenere un minimo di riconoscimenti era il peggiore. Nessuna delle quattro grandi enciclopedie degli anni '90 (Rolling Stone, Penguin, Viking, All Music Guide, ciascuna di circa mille pagina) li cito`.
postato da: troutmaskreplicant | 18:14 | commenti (1)
| Wir Brauchen Dich #7 ** | 9.35 | ||
| Whispering During the War | 5.04 |
faust
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| Allerdings Weisst Du | 13.48 | ||
| from | Live in Edinburgh | ||
Tracks |
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Faust / Clear |
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| Why Don't You Eat Carrots? | 9.31 | ||
| Meadow Meal | 8.02 | ||
| * | Miss Fortune ** | 16.35 | |
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So Far |
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| It's A Rainy Day (Sunshine Girl) ** | 7.21 | ||
| (aka Rainy Day, Ice Rain, Stretch Over All Times) | |||
| On The Way To Abamae | 2.42 | ||
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| Apokalypse | 4.28 | ||
| Mamie Is Blue | 5.55 |
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Faust IV è un susseguirsi di trovate sorprendenti. La lunga suite iniziale "Kraut-rock" è una cavalcata elettronica in bilico tra gli esperimenti di John Cage e certo minimalismo alla Philip Glass. "The sad skinhead" è un bozzetto reggae-rock di demenziale genialità. "Jennifer" è un cupo incedere tra rimbombi di basso e tappeti di tastiere, che si chiude con un'improvvisazione free-jazz. "Just a second" cesella un assolo di chitarra tra ruscelli elettronici e vibrazioni ossessive. "Giggy Smile" è una digressione "leggera", sporcata da rumori e bizzarre percussioni in sottofondo. "It's a bit of a pan" chiude il disco nel segno del virtuosismo elettronico più sfrenato. In seguito a questo lavoro, lasciano la band Rudolf Sosna e Jean-Hervé Peron (che inizia a collaborare con Henry Cow), rimpiazzati da Peter Blegvad e Uli Trepte. Ma gli album in programmazione con la Virgin restano nel cassetto e l'esperienza dei Faust pare ormai terminata.
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Hailstorm
4.54
live at the Garage, London 2 Dec 1996
Tracks
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Krautrock
11.45
(aka A 70's Event, A 70's Event (edit), Kraut Rock)
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The Sad Skinhead
2.33
(aka The Sad Skin, Sad Skin Two)
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Jennifer **
7.09
| Picnic On A Frozen River (Deuxieme Tableaux) ** | 7.53 | ||
| (aka Party 1, Giggy Smile) | |||
| Combines versions of "Giggy Smile" and "Picnic on a Frozen River" | |||
postato da: troutmaskreplicant | 18:04 | commenti
| Holy Bible (The) King James Version ENG0001 |
| Dickens, Charles |
||
| Christmas carol (A) ENG0131 |
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| Tagore, Rabindranath |
| Gitanjali Song Offerings A collection of prose translations made by the author from the original Bengali with an introduction by W. B. Yeats to William Rothenstein |
| Balzac, Honoré de |
||
| colonel Chabert (Le) FRA0032 |
||
| chef-d'oeuvre inconnu (Le) FRA0021 |
||
| Barbey d'Aurevilly, Jules |
| plus bel amour de Don Juan (Le) FRA0782 |
| Baudelaire, Charles |
||
| École païenne (L') FRA0793 |
||
| Morale du joujou FRA0788 |
||
| Madame Bovary par Gustave Flaubert FRA0790 |
||
| Fanfarlo (La) FRA0787 |
||
| Jeune enchanteur, histoire tirée d'un palimpseste de Pompeïa (Le) FRA0786 |
||
| Drames et les romans honnêtes (Les) FRA0792 |
||
| Conseils aux jeunes littérateurs FRA0791 |
||
| Comment on paie ses dettes quand on a du génie FRA0789 |
||
| Choix de maximes consolantes sur l'amour FRA0794 |
||
| Beyle, Henri alias Stendhal Stendhal |
| Chartreuse de Parme (La) FRA0026 |
| Constant, Benjamin |
||
| Adolphe FRA0533 |
||
| Descartes, René Cartesius |
||
| Discours de la méthode FRA0019 |
||
| méditations (Les) Méditations touchant la Première Philosophie dans lesquelles l'Existence de Dieu et la Distinction réelle entre l'Ame et le Corps de l'Homme sont démontrées FRA0020 |
||
| |
||
| Diderot, Denis |
||
| Ceci n'est pas un conte FRA0532 |
||
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||
| Flaubert, Gustave |
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| Salammbô FRA0386 |
||
| Education Sentimentale (L') FRA0387 |
||
| Madame Bovary FRA0023 |
||
| Mallarmé Stéphane |
||
| Poèmes de jeunesse FRA0526 |
||
| Poëmes en prose FRA0528 |
||
| Poésies FRA0527 |
||
| |
||
| Maupassant, Guy de |
||
| Aux champs FRA0369 |
||
| Bel Ami FRA0034 |
||
| épingles (Les) FRA0368 |
||
| folle (La) FRA0371 |
||
| Horla (Le) FRA0375 |
||
| Mont-Oriol FRA0376 |
||
| Notre Cœur FRA0379 |
||
| Pierre et Jean FRA0377 |
||
| sabots (Les) FRA0370 |
||
| viefois encore (Une) FRA0374 |
||
| Voltaire, François-Marie Arouet de |
||
| Candide Candide ou l'Optimisme FRA0027 |
||
| Goethe, Johann Wolfgang von |
||
| Leiden des jungen Werther (Die) DEU0025 |
||
| |
||
| Hoffmann, Ernst Theodor Amadeus |
||
| Sandmann (Der) DEU0026 |
||
| Kafka, Franz |
||
| Prozeß (Der) DEU0027 |
||
| |
||
| Kant, Immanuel |
| Kritik der reinen Vernunft - 2. Auflage (1787) DEU0022 |
| Kritik der Urteilskraft DEU0023 |
| Kritik der reinen Vernunft - 1. Auflage (1781) DEU0058 |
| Kritik der praktischen Vernunft DEU0024 |
| Nietzsche, Friedrich Wilhelm |
||
| Geburt der Tragödie (Die) DEU0020 |
||
| Also sprach Zarathustra Ein Buch für Alle und Keinen DEU0021 |
||
| Rilke, Rainer Maria |
||
| Duineser Elegien DEU0010B |
||
| Caesar, Caius Iulius |
| De bello civili [in Omnia quae extant opera] in LAT0535 |
| De bello Gallico [in Omnia quae extant opera] cum Auli Hirtii supplemento in LAT0535 |
| Lucretius Carus, Titus |
||
| De Rerum Natura LAT0019 |
||
|
|
||
| Newton, Isaacus |
||
| Philosophiae naturalis principia mathematica - Axiomata sive Leges Motus - Scholium generale Editio tertia - MDCCXXVI LAT0685 |
||
| |
||
| Ovidius Naso, Publius |
Metamorphoses [in Omnia quae extant opera]
in LAT0537
Ars amatoria [in Omnia quae extant opera]
in LAT0537
Petronius, Caius
Satyricon
LAT0052
| Spinoza, Benedictus |
||
| Ethica ordine geometrico demonstrata LAT0591 |
||
| Vitae Caesarum LAT0054 |
||
| Tacitus, Cornelius |
| Annales [in Opera omnia] in LAT0534 |
| De origine et situ Germanorum [in Opera omnia] Germania in LAT0534 |
Vergilius Maro, Publius
Virgil Virgilio
Aeneis [in Omnia quae extant opera]
in LAT0531
| Cervantes Saavedra, Miguel de |
| Don Quijote de la Mancha ESL0027 |
| Pérez Galdós, Benito |
Tristana
Madrid. Enero de 1892
ESL0446
| Rig Veda (The) ITRANS transcription in Sanskrit SAN0010 |
postato da: troutmaskreplicant | 16:21 | commenti
| Faldella, Giovanni |
| Donna Folgore Romanzo verista scritto da Spartivento (Non per innocentine) ITA1158 |
| Goethe, Johann Wolfgang von |
||
| dolori del giovane Werther (I) ITA1884 |
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| |
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| Kafka, Franz |
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| Racconti ITA2255 |
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| |
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| Leopardi, Giacomo |
| Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani ITA1734 |
| Appressamento della morte Cantica ITA1740 |
| Canti ITA1466 |
| Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica ITA1733 |
| Poesie varie ITA1736 |
| Guerra de' topi e delle rane 1821 - 1822 ITA1467 |
| Operette morali ITA1730 |
| Paralipomeni della Batracomiomachia (edizione Archivio Italiano IntraText) ITA0048 |
| Pensieri ITA1749 |
| Sonetti in persona di Ser pecora fiorentino beccaio ITA1739 |
| Manzoni, Alessandro |
||
| Odi civili ITA0847 |
||
| promessi sposi (I) ITA0008 |
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| Inni sacri ITA0849 |
||
| Storia della colonna infame ITA0007 |
||
| conte di Carmagnola (Il) Tragedia in cinque atti in versi ITA0851 |
||
| Del romanzo e in genere de' componimenti misti di storia e invenzione ITA0848 |
||
| Adelchi Tragedia in cinque atti in versi ITA0850 |
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| Fermo e Lucia ITA0004 |
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| Michelstaedter, Carlo |
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| Poesie ITA2656 |
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| Nievo, Ippolito |
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| Confessioni di un italiano ITA1313 |
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| Pirandello, Luigi |
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| Quaderni di Serafino Gubbio operatore ITA1468 |
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| uomo solo (L') [in Novelle] in ITA0187 |
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| Tutt'e tre [in Novelle] in ITA0187 |
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| turno (Il) Romanzo ITA0197 |
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| Scialle nero [in Novelle] in ITA0187 |
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| Donna Mimma [in Novelle] in ITA0187 |
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| Novelle ITA0187 |
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| giornata (Una) [in Novelle] in ITA0187 |
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| giara (La) [in Novelle] in ITA0187 |
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| fu Mattia Pascal (Il) ITA0057 |
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| Plato Plato |
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| Ippia maggiore (L') ITA2715 |
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| Ippia minore (L') ITA2716 |
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| Lachete (Il) ITA2707 |
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| Menesseno (Il) ITA2718 |
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| Ione (Lo) ITA2717 |
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| Parmenide (Il) ITA2722 |
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| Protagora (Il) ITA2714 |
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| Simposio (Il) ITA2710 |
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| Sofista (Il) ITA2723 |
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| Liside (Il) ITA2708 |
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| Fedro (Il) ITA2705 |
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| Fedone (Il) ITA2713 |
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| Eutifrone ovvero del Santo (L') ITA2678 |
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| Eutidemo (L') ITA2709 |
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| Critone (Il) ITA2703 |
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| Cratilo (Il) ITA2724 |
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| Clitofonte (Il) ITA2720 |
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| Carmide (Il) ITA2706 |
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| Apologia di Socrate (L') ITA2679 |
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| Amanti (Gli) ITA2719 |
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| Settembrini, Luigi |
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| Ricordanze della mia vita ITA2618 |
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| Slataper, Scipio |
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| mio Carso (Il) ITA2630 |
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| Smitz, Ettore alias Italo Svevo Svevo, Italo |
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| Raccolta di opere ITA1071 |
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| Senilità [in Raccolta di opere] in ITA1071 |
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| novella del buon vecchio e della bella fanciulla (La) [in Raccolta di opere] in ITA1071 |
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| vita (Una) [in Raccolta di opere] in ITA1071 |
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| burla riuscita (Una) [in Raccolta di opere] in ITA1071 |
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| Corto viaggio sentimentale [in Raccolta di opere] in ITA1071 |
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| Commedie [in Raccolta di opere] in ITA1071 |
||
| coscienza di Zeno (La) [in Raccolta di opere] in ITA1071 |
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| Verga, Giovanni |
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| ricordi del capitano D'Arce (I) [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Racconti e bozzetti [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Rose caduche [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Raccolta di opere ITA1031 |
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| Primavera e altri racconti [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Per le vie [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Storia di una capinera [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Tigre reale [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Vagabondaggio [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Vita dei campi [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Cavalleria rusticana [in Raccolta di opere] Scene popolari in ITA1031 |
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| lupa (La) [in Raccolta di opere] Scene drammatiche in due atti in ITA1031 |
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| Don Candeloro e C. [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Drammi intimi [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Eros [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Eva [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| peccatrice (Una) [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Malavoglia (I) [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| marito di Elena (Il) [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Mastro Don Gesualdo [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Novelle rusticane [in Raccolta di opere] in ITA1031 |
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| Voltaire, François-Marie Arouet de |
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| Candido Candido ovvero L'ottimismo ITA1850 |
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postato da: troutmaskreplicant | 15:56 | commenti
Vangelo Copto di Tomaso http://www.intratext.com/IXT/ITA0418/_P1.HTM
Abba, Giuseppe Cesare
Cronache a memoria
ITA2779
Da Quarto al Volturno
Noterelle di uno dei Mille
ITA0993
Storia dei Mille
ITA0994
| Alberti, Leon Battista |
| Ludi matematici ITA1570 |
| Alighieri, Dante Dante Alighieri |
| Fiore ITA0941 |
| Rime ITA0878 |
| Vita nuova ITA0742 |
| Detto d'Amore ITA0877 |
| Convivio ITA0743 |
| divina commedia (La) ITA0191 |
| Aristoteles Aristotele |
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| Etica a Nicomaco ITA2753 |
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| Poetica ITA2752 |
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| Protreptico ITA2751 |
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| Belli, Giuseppe Gioachino |
| Duecento sonetti in dialetto romanesco ITA1553 |
| Lettera a Bartolomeo Capranica Firenze, 22 settembre 1825 ITA2258 |
| Lettere a Cencia - Vincenza Perozzi Roberti ITA1557 |
| Mia vita ITA2257 |
| Boccaccio, Giovanni |
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| Elegia di Madonna Fiammetta ITA1106 |
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| Trattatello in laude di Dante ITA1107 |
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| Ninfale fiesolano ITA1955 |
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| Filocolo ITA1494 |
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| Decameron ITA0271 |
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| Corbaccio (Il) ITA1956 |
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| Comedia delle ninfe fiorentine ITA1967 |
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| Campana, Dino |
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| Canti orfici ITA1837 |
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| Campanella, Tommaso |
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| città del sole (La) Dialogo poetico ITA1110 |
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| Poesie ITA1770 |
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| Cuoco, Vincenzo |
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| Saggio storico sulla rivoluzione di Napoli del 1799 ITA1153 |
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| De Roberto, Federico |
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| viceré (I) ITA1156 |
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| De Sanctis, Francesco |
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| Storia della letteratura italiana ITA1741 |
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| Schopenhauer e Leopardi ITA1692 |
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| Descartes, René Cartesius |
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| Discorso sul metodo ITA2247 |
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| Dossi, Carlo Carlo Dossi, alias Carlo Alberto Pisani Dossi |
| mattoidi: al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele 2. (I) note ITA2606 |
| Note azzurre Dietro scena dei miei libri Selva - di pensieri miei e d'altrui In seme - in fiore - in frutto Lazzaretto dove il D. tiene in quarantena I propri e i pensieri altrui Cervello di carta, aperto in sussidio Dell'altro già zeppo Granai di riserva per le probabili carestie ITA2602 |
| Goccie d'inchiostro ITA1073 |
| Vita di Alberto Pisani ITA1075 |
| altrieri nero su bianco (L') ITA1074 |
| desinenza in A (La) ITA1076 |
| colonia felice: utopia lirica (La) ITA2580 |
| Amori ITA1072 |
postato da: troutmaskreplicant | 15:40 | commenti
un grandissimo scrittore palermitano ANTONIO PIZZUTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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postato da: troutmaskreplicant | 15:21 | commenti
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postato da: troutmaskreplicant | 15:15 | commenti
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postato da: troutmaskreplicant | 15:01 | commenti
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